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Tecnologie indossabili: cose rivoluzionarie e cose assurde

News, Social Media

La storia tecnologica recente ci ha abituato ad assistere a mutamenti epocali che nascono in sordina e dopo poco invadono le nostre vite cambiandole per sempre. Dai primi personal computer ai telefoni cellulari, per passare ad internet fino ad arrivare ai moderni smartphone e tablet. Affacciati alla finestra del progresso è naturale chiedersi: e adesso?

La tecnologia indossabile è di certo il passo successivo di questo percorso inarrestabile.

Per tecnologia indossabile s’intende tutto ciò che si può attaccare, appendere o allacciare al corpo e che in diversa misura interagisce con il corpo stesso o con quello che si sta facendo.

Si potrebbe affermare che gli apripista di questa idea sono stati i Google glass. Annunciati, presentati e finalmente pronti ad essere commercializzati (si parla di Aprile 2014) dovrebbero permettere a chi li indossa di filmare, richiamare informazioni sull’ambiente circostante e via dicendo. Quelli di WIRED US li hanno testati per sei mesi e recensiti in maniera non proprio entusiasta. Il prezzo è molto alto (circa 600 dollari), le app disponibili sono ancora poche, la batteria non dura abbastanza e soprattutto pare che suscitino una percezione negativa quando indossati in pubblico. Ma secondo gli analisti è solo questione di pochi anni e la tecnologia indossabile esploderà.

Le applicazioni più semplici e immediate sono quelle legate al fitness, quindi bande elastiche, bracciali e orologi che se indossati rilevano diversi dati del corpo e dei suoi movimenti diventando utilissimi partner per gli allenamenti e le gare. Un po’ meno scontato è JUNE di Netatmo, un braccialetto che rileva la quantità di raggi UV ricevuta e consiglia il modo migliore pre proteggersi.

Parlando di videogames svettano i nuovi prodotti relativi alla realtà virtuale (VR), come Oculus Rift, che è talmente promettente che la startup è stata da poco acquisita da Facebook per 2 miliardi di dollari, prima ancora che il prodotto sia pronto per la commercializzazione. Questo visore è rivoluzionario perché grazie ad una serie di accorgimenti e un tempo di risposta immediato, permette per la prima volta di provare un vero e proprio senso “presenza” nel gioco, regalando emozioni come il senso di vertigini e la paura per la propria incolumità di fronte a minacce virtuali.

Per raggiungere il santo graal della realtà virtuale perfetta servono anche nuovi sistemi di controllo indossabili, come PrioVR, un sistema fatto di sensori da sistemarsi su braccia e gambe per giocare in prima persona. L’idea è accattivante, e non si rischierà più di perdere il controller sfondando lo schermo della tv.

Le cose cambiano quando i dispositivi indossabili comunicano direttamente con la mente degli utenti. MICO per esempio è un tipo di cuffia che tramite le onde cerebrali di chi le indossa riesce a codificarne l’umore e scegliere la playlist più adatta. E’ da capire se MICO può essere programmato a seconda dell’utente, visto che c’è chi si rilassa ascoltando Mozart e chi ha bisogno dei Motorhead per appisolarsi.

La tecnologia indossabile ha già fatto il grande salto che la separava dal mondo social. Dal Giappone infatti (e da dove sennò…) arrivano Necomini e Shippo Tale, rispettivamente orecchie e coda indossabili e capaci di “comunicare” il nostro stato d’animo. Immaginatevi che bello vedere le orecchie pelose della vostra ragazza drizzarsi quando vi sente suonare alla porta per andare a cena, o la vostra coda di peluche tremare rabbiosa quando il cameriere vi porta il conto.

Rassegnatevi. Utili o inutili, inquietanti o completamente idiote, le tecnologie indossabili si stanno facendo spazio nelle nostre vite e prima che ce ne renderemo conto non vorremo più uscire senza.

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